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Luigi Versiglia nasce a Oliva Gessi, Pavia, il 5 giugno 1873; il 25 febbraio 1930 è ucciso a Li Thau Tseui, Cina. Il suo ritratto giovanile è quello di un ragazzo vivace, ricco di ingegno, distinto nei modi. Dodicenne, è mandato a studiare a Torino, da don Bosco; e da lui nel 1887 si sente dire: "Vieni a trovarmi, ho qualcosa da dirti". La malattia e la morte del Santo impedirono il colloquio, ma il ragazzo rimase conquistato. A sedici anni diventa salesiano. Frequenta la facoltà di filosofia all’Università Gregoriana di Roma e dedica il tempo libero all’apostolato tra i giovani.
Molto impegnato negli studi teologici e nella sua formazione spirituale, è ordinato sacerdote a 22 anni. L’anno successivo è già direttore e maestro dei novizi salesiani a Genzano di Roma e ben presto si dimostra un impareggiabile formatore di futuri sacerdoti. |
Ma fin dalla giovinezza il suo sogno erano le missioni. Nel 1906 è messo a capo del primo gruppo di salesiani per la Cina. Lavora a Macao, dove è chiamato "padre degli orfani", è apprezzato come direttore spirituale, fa della casa di don Bosco un centro di fede per tutti i cattolici della città.
Nel 1920 è nominato e consacrato vescovo, Vicario Apostolico di Schiu Chow, nella regione del Kwangtung, nel sud della Cina, in tempi di gravi tensioni sociali e politiche che investono le missioni cattoliche. Egli, però, con ardore apostolico avvia catechismi, apre scuole e seminari. Conferma le sue buone doti di animatore aperto e coraggioso; tutti, cristiani e non, lo venerano.
Un intenso desiderio di farsi santo accompagna il suo impegno apostolico e lo prepara così alla più intima unione con Cristo: il martirio.
Nei suoi appunti del 1920, prima della consacrazione a vescovo scrive:
- "Il Missionario che non sia unito a Dio è un canale che si stacca dalla sorgente".
- "Il Missionario che prega molto farà anche molto".
- "Amare molto le anime: questo amore sarà maestro di tutte le industrie per fare loro del bene".